il costo della fede

Gesù chiede: quanto siamo disposti a dare per seguirlo? Il Vangelo costa tutta la vita, più degli affetti e dei progetti, ma rende ricchi d’amore. I santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis mostrano che vivere per Cristo, anche da giovani, riempie di gioia e apre le porte al cielo.
(DOMENICA 7 settembre 2025 – XXIII anno C)

 

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
(dal Vangelo di Luca 14,25-33)

 

“Mezzo milione di dollari!”. È stata questa la prima cosa che ci disse il tassista mentre accompagnava me e i miei amici dall’aeroporto all’hotel, nel centro di Washington DC. Non parlava del prezzo della corsa, ma del costo dell’edificio davanti al quale stavamo passando e di cui, incuriositi dall’architettura, avevamo chiesto informazioni. Non ci disse quando o da chi quell’edificio fosse stato costruito o quale funzione avesse, ma solamente il suo costo. E così fece con quasi tutti gli edifici lungo il percorso: “Quello vale più di un milione… in quel complesso gli appartamenti non costano meno di…”.
Che modo davvero strano di raccontare le cose, dicendone solo il prezzo in denaro! Sembra voler spingere a pensare: ma me lo potrei permettere? A quante cose sono disposto a rinunciare pur di comprare quella cosa e di farla mia per sempre?

Anche Gesù, nel brano di Vangelo che ascoltiamo questa domenica, sembra usare lo stesso ragionamento. Anche lui, osservando le molte persone che pian piano lo seguono per strada, partecipano alle sue predicazioni, assistono ai suoi gesti miracolosi e si dichiarano suoi discepoli, pone una domanda precisa: quanto siete disposti a dare per avere la mia amicizia e dirvi miei discepoli? Perché il prezzo non è affatto basso…
Qui non si tratta di mezzo milione di dollari, e nemmeno di un’altra moneta corrente, ma si tratta della vita!

Sono davvero forti le parole di Gesù quando indica il “prezzo” che permette di “abitare” nello spazio dell’amicizia stretta con lui: il prezzo è amare Gesù di più, amare di più il suo Vangelo, più dei legami familiari e di sangue, e persino più della propria vita con i suoi progetti e le sue aspirazioni.
Il prezzo del Vangelo è davvero altissimo, quasi assurdo da sembrare ingiusto. Come si può mettere in contrapposizione la fede in Gesù con l’amore e i legami più intimi e profondi della famiglia e delle persone vicine?

E mentre medito e scrivo queste cose, rivolgo anche a me stesso la domanda, e mi passano davanti agli occhi del cuore le persone che amo profondamente, a cominciare dalla mia famiglia, compresi i miei genitori che non ci sono più, ma ai quali resto ancora in debito d’amore.
La domanda è davvero provocatoria: Cosa sono disposto a pagare per la mia fede e la mia vocazione?

Gesù dice queste cose guardando le folle che in quel momento lo acclamano, ma che di lì a poco, da seguaci, si trasformeranno in accusatori, gridando “crocifiggilo”. Gesù sembra intuire che anche i suoi amici più stretti, nel momento in cui sarà arrestato, non se la sentiranno di stargli vicino, perché “costa troppo” rischiare per lui. Anche l’evangelista Luca, che scrive alla sua comunità di primi cristiani, ripropone loro la domanda di Gesù: quanto siete disposti a dare per rimanere fedeli al Vangelo, anche se “costa” la persecuzione, l’ostilità della famiglia, la condivisione vera dei beni, il superare divisioni?

In questa domenica di settembre verranno proclamati santi due giovani: Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis. Pur vivendo in due epoche distanti quasi 100 anni, hanno in comune l’amore per il Vangelo e il desiderio di vivere come amici di Gesù, in modo concreto e sincero. Hanno in comune anche il fatto di non aver percorso molta strada nella vita, essendo morti improvvisamente molto giovani: Pier Giorgio a 24 anni e Carlo addirittura a 15. Possiamo dire che, nella loro breve vita, non hanno avuto tempo per accumulare titoli, onori e ricchezze personali; eppure sono diventati così ricchi di fede da poter essere considerati capaci di abitare il palazzo del cielo. Penso che sia questo a renderli straordinari e un modello di come vivere la fede non solo per i giovani, ma per i cristiani di ogni età. Pier Giorgio e Carlo hanno amato di più Gesù, senza per questo smettere di amare la propria famiglia e gli amici. Hanno amato di più il Vangelo, e ciò li ha resi così ricchi interiormente da diventare capaci di trovare casa, non per le vie del ricco centro di Washington, ma nel cuore dei poveri e di chi cercava Dio. Hanno vissuto brevemente eppure hanno fatto come chiede Gesù, cioè a prendere la propria croce, cioè la vita come dono, e sono stati pienamente discepoli di Gesù anche nel loro tempo, dentro le loro brevi storie.

Non è quindi impossibile essere discepoli di Gesù, e proprio perché “costa moltissimo”, perché chiede tutta la propria vita, alla fine rende straordinariamente ricchi: capaci di amare e di farsi amare, e capaci di abitare già da ora nello stupendo palazzo dell’amore di Dio.

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