I Vangeli presentano Gesù come un re diverso da ogni immaginario umano: non glorioso, ma rifiutato e crocifisso. Proprio sulla croce rivela di essere Re d’amore, di misericordia e di umanità, e ci coinvolge nel suo Regno, trasformando la fragilità in salvezza.
(DOMENICA 23 novembre 2025 – Cristo Re
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso»
(dal Vangelo di Luca 23,35-43)
Michael Jackson era chiamato il re del pop, Coco Chanel la regina della moda e Pelé il re del calcio. Spesso i media, per sintetizzare con una parola l’eccellenza di un personaggio nel suo campo, usano i termini “re” o “regina”. E questo titolo viene impiegato anche al presente. Potremmo dire, ad esempio, che il giovanissimo Jannik Sinner è oggi il re del tennis, almeno per noi italiani.
I Vangeli, raccontando la morte di Gesù, ricordano la scritta posta da Pilato sul capo del crocifisso, che nella classica iconografia troviamo con le iniziali latine “INRI”: Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, Gesù Nazareno Re dei Giudei.
Gesù viene chiamato “re” non come omaggio, ma come motivo della sua condanna da parte dell’autorità politica e religiosa. Questo maestro venuto dalla Galilea ha osato mettere in discussione il potere del suo tempo e si è posto a capo di un modo nuovo e alternativo di vivere la religione.
I Giudei, di cui Gesù sarebbe “il re”, sono i destinatari della promessa di Dio e i custodi della vera fede. Gesù ha parlato di un Regno già in atto nella storia attraverso le sue parole e le sue azioni: il Regno di Dio, che sovverte quello umano e religioso del suo tempo.
Ma Gesù non è semplicemente il re dei Giudei, legato a quel contesto e a quegli anni. Per noi è “il Re della Storia e dell’Universo”, perché la sua vicenda riguarda ogni essere umano di ogni tempo e luogo, anche il nostro.
Quando pensiamo a un re o a una regina, anche in senso figurato, immaginiamo fama, onore e successo riconosciuti su larga scala. Il Vangelo, invece, ci presenta Gesù come un “re” rifiutato e maledetto. Il racconto scelto dalla Chiesa per mostrarci che tipo di Re sia non è un racconto di gloria umana, eppure rivela profondamente la sua identità, e alla fine anche la nostra. Perché, come Gesù è re, così lo siamo anche noi: chiamati a vivere nel suo Regno non in modo passivo o inconsapevole, ma da veri protagonisti.
Gesù sulla croce è re di amore, perché non scende e non si sottrae alla missione di condividere fino in fondo la vita umana. Potrebbe salvarsi da sé, ma non lo fa: rimane dentro la nostra condizione, anche la più fragile e morente.
Gesù è re di misericordia, perché ascolta la preghiera di un condannato a morte, un peccatore consapevole che chiede solo di essere accolto. E riceve molto più di un’attenzione superficiale: riceve il dono dell’incontro con Dio.
Gesù è re dell’umanità perché trasforma l’esperienza umana in storia di salvezza; mostra che anche nella situazione più difficile e limitata è possibile sperimentare la grandezza di Dio.
Sulla croce Gesù è allo stesso tempo fragile e potente, poverissimo e ricco, maledetto e re. Così è anche la nostra vita, ogni vita umana: un intreccio di fatica, sofferenza e fragilità, ma anche di amore, forza e pienezza.
I vari re e regine delle dinastie salgono al trono e regnano, ma poi finiscono; lo stesso accade ai “re” e alle “regine” in senso figurato. Solo Gesù rimane Re per sempre, anche mentre muore, anzi proprio nel modo in cui muore. È un Re di amore, di misericordia, di umanità, che non trattiene per sé il titolo, ma lo dona e ci coinvolge. Con il battesimo, la corona di re e regina è posta anche sulla nostra testa; e attraverso una vita che imita quella di Gesù, la possiamo donare ad altri.
Così la Storia e l’Universo diventano sempre più, pian piano, anche grazie a noi, Regno di Dio.
