quando crollano le certezze

Quando crollano le certezze e ciò che sembrava eterno si sgretola, Gesù ci invita a non cedere alla paura. Nulla è indistruttibile, tranne la speranza che Dio custodisce in noi. È tempo di perseveranza, perché Dio non abita nelle pietre ma nel cuore di chi si affida a Lui.
(DOMENICA 16 novembre 2025 – XXXIII anno C)

 

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
(dal Vangelo di Luca 21,5-19)

 

In questi giorni ho rivisto le tante immagini e i video degli attentati alle Torri Gemelle di New York del 2001. Me lo ricordo bene quel giorno, ormai lontano nel calendario ma ancora impresso nella memoria della mia generazione. I due grattacieli, così maestosi e altissimi, progettati per durare per sempre, anche in caso di forti terremoti o dell’impatto di un aereo, in poco meno di due ore sono diventati un cumulo di macerie. Ciò che sembrava impossibile, se non in qualche film di fantascienza, era diventato realtà. Un simbolo di forza e ricchezza era caduto, e un senso di smarrimento e paura ha attraversato non solo gli Stati Uniti ma il mondo intero.

Tutta la storia dell’umanità è attraversata da episodi simili, in cui edifici simbolo di un popolo o di un’epoca vengono distrutti da eventi naturali o da guerre. Nei conflitti, abbattere l’edificio più grande e rappresentativo del nemico è spesso uno degli obiettivi più ambiti.

Gesù, annunciando la distruzione del grande Tempio di Gerusalemme — centro della liturgia e simbolo della presenza di Dio — compie un gesto di terrorismo religioso o una dichiarazione di guerra contro i suoi nemici? Vuole forse chiamare i suoi discepoli a una battaglia senza fine per la vera fede?

Le parole che seguono questo annuncio non sono rassicuranti, ma il fine di Gesù non è fare terrorismo psicologico né creare nemici: è l’esatto contrario. Strano a dirsi, ma le sue parole sono, come sempre, parole di speranza. Con un linguaggio forte vuole dare una scossa per risvegliare il cuore e la mente dei suoi amici e, oggi, anche i nostri.

Gesù, con le sue parole “apocalittiche” — che letteralmente significa “rivelative” — guarda alla storia, sia nei fatti del suo tempo sia oltre, constatando che è da sempre attraversata da distruzioni, violenze e ingiustizie. Il suo messaggio, come la sua presenza fisica tra gli uomini, è un invito a non lasciarsi vincere da ciò che accade, a non lasciarsi abbattere quando vediamo la precarietà di ciò che credevamo indistruttibile ed eterno. Nulla nella storia o nelle opere dell’uomo è incrollabile: nemmeno violenze e distruzioni sono eterne. L’ultima parola è quella della vita, della speranza, di Dio.

“Non vi terrorizzate… non lasciatevi ingannare… io vi darò parola e sapienza… nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto… con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.”

Dentro un quadro che sembra descrivere non solo il tempo di Gesù o quello delle epoche successive, ma anche il nostro mondo attuale, risuona la buona notizia del Vangelo, che non sta solo davanti ai nostri occhi come un libro, ma vive nella mente e nel cuore.

L’Anno giubilare della Speranza si sta avviando alla conclusione dopo un anno intenso di pellegrinaggi, passaggi della Porta Santa e celebrazioni. Dalle basiliche romane alle cattedrali, ai santuari e alle chiese in tutto il mondo, c’è stato un grande movimento di persone. Eppure sappiamo che ciò che vediamo oggi della Chiesa, al di là delle celebrazioni, non è un cammino di splendore ma di declino numerico. Siamo alla fine della Chiesa? Sta finendo il cristianesimo?

Ecco allora l’attualità delle parole di Gesù, che ci scuotono nella direzione della speranza: una speranza che non si chiude con il calendario del Giubileo 2025 ma continua come atteggiamento di fondo.

Cadono le torri e aumentano le guerre; le chiese si svuotano e diminuiscono i consacrati e i cristiani attivi. Ma Gesù ci ricorda che per Dio conta anche un capello e che non dobbiamo lasciarci ingannare dai pessimisti né da chi propone salvezze a basso costo.

Oggi come allora è tempo di speranza, di perseveranza, di impegno e di fede, perché Dio non abita — e non ha mai abitato — un tempio di pietre, ma il cuore di chi si affida a Lui.