Vangelo da pazzi

Il “regno dei cieli” non è un’illusione ultraterrena, ma la presenza concreta di Dio nella nostra storia quotidiana. Contro la logica del mondo, che pensa di raggiungere la pace con la forza e la sopraffazione, Gesù ci invita alla pazzia di scegliere la via del perdono: un tesoro per cui vale davvero la pena spendere la vita intera.
(DOMENICA 26 luglio 2026 – XVII anno A)

 

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
(dal Vangelo di Matteo 13,44-52)

 

“Il regno dei cieli è simile a…”. Gesù parte sempre da questa espressione quando usa i paragoni del tesoro, della perla e della rete. Che cosa vuol dire “regno dei cieli”? Non sta parlando del Paradiso o della vita dopo la morte: è la cosa che meno interessa a Gesù nei suoi insegnamenti. Infatti non dice “nei”, ma “dei”, un’espressione che indica come far sì che la realtà di Dio, indicata dall’immagine del cielo che richiama immensità, eternità, assenza di confini, libertà e bene assoluto, sia dentro la nostra vita terrena, dentro i nostri spazi angusti e finiti, dentro la polvere e le rovine della storia personale e mondiale. A Gesù interessa che i suoi discepoli scelgano di cercare e trovare questo “regno dei cieli”, questa immensità di Dio nella loro vita, e che si mettano in sintonia con Lui attraverso scelte e progetti concreti.

Mi ha colpito un’espressione di qualche giorno fa del presidente israeliano Netanyahu, il quale, parlando delle azioni militari in corso in Libano contro Hezbollah, ha detto che la vera pace si può raggiungere solo con la forza. Niente di nuovo, verrebbe da pensare: la storia è sempre stata così. Alla pace si arriva se ci sono chiari vincitori e vinti, se ci si impone al nemico distruggendolo, solo se ci si arma e si colpisce meglio e più dell’altro. Tutto questo appartiene alla logica umana: non è “regno dei cieli”, ma “regno umano”.

Dentro questa logica ci sono sia i grandi della terra che fanno le guerre oggi, sia i bambini del grest in parrocchia, perché anche per loro vale spesso la regola del più forte, di chi riesce a imporsi con le parole e soprattutto con le mani, con la violenza delle offese e la sopraffazione.

Possiamo farci qualcosa? Guardando a quel che succede, a ciò che spesso facciamo e a quel che ci gira dentro la pancia, verrebbe da rispondere di no, che non possiamo farci nulla perché il mondo funziona così.

Ma il regno dei cieli, quel modo di agire che usa il perdono come arma per disarmare la vendetta, quelle parole gentili più potenti delle offese, quella solidarietà che arricchisce tutti, quella povertà che rende liberi davvero, questo “regno dei cieli” che Gesù ha mostrato con la sua stessa vita e le sue scelte è davvero prezioso. È come un tesoro nascosto, come una perla di grande valore. Scegliere lo stile di vita di Gesù, scegliere la misericordia, il perdono, la povertà e la libertà vale più di tutto il resto, vale davvero un cambio di vita, come per i protagonisti delle due parabole, che vendono tutto pur di avere quel dono prezioso.

La Chiesa ha il compito di cercare questo tesoro nel campo del mondo, ha la missione di cercare le perle preziose dentro il grande mercato della storia umana. Come cristiani siamo chiamati a fare di tutto affinché la preziosità del Vangelo non rimanga sepolta e dimenticata, e affinché gli insegnamenti di Gesù non si perdano in mezzo a tante parole di poco valore, che portano solo divisioni, guerre e sofferenza.

La Chiesa deve custodire il regno di Dio non in una cassaforte blindata, ma al contrario aprendo le porte a tutti coloro che sentono il desiderio di Dio e di un mondo diverso dalle regole attuali, a chi sente dentro di sé che non è la forza a portare la pace, diversamente da ciò che pensano i grandi della terra.

Allargando l’immagine delle parabole del contadino e del cercatore di perle, immagino che chi stava loro vicino, magari in famiglia, li avrà presi per pazzi nel vederli vendere tutto per quello che avevano trovato. Pazzi, sì, ma per qualcosa che ha davvero valore e cambia il mondo. I cristiani sono così: disposti a tutto, persino a passare per pazzi, pur di vivere il Vangelo, pur di accogliere già qui sulla terra, dentro la propria vita, tutto il regno dei cieli.

Giovanni don