fame di Dio

La partecipazione alla Messa cala, ma nel cuore delle persone resta intatta una profonda fame di Dio. Anche nelle occasioni straordinarie riemerge il bisogno di ascolto e di senso. Gesù ci invita a non cedere alla sfiducia: i nostri pochi pani e pesci, messi nelle sue mani, possono nutrire chiunque cerchi speranza.
(DOMENICA 2 agosto 2026 – XVIII anno A)

 

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
(dal Vangelo di Matteo 14,13-21)

 

Sempre meno cristiani vengono a Messa abitualmente la domenica. Il calo della partecipazione è innegabile, soprattutto nella sua rapidità in questi ultimi anni. Ma la Messa domenicale non è soltanto un dovere da adempiere: prima di tutto è lo specchio della vita cristiana di una comunità, dell’esperienza di essere Chiesa. Nei riti domenicali, che iniziano con la decisione di uscire di casa, radunarsi e riconoscersi tra fratelli e sorelle per poi ascoltare insieme il Vangelo e condividere i gesti dell’Ultima Cena con la Comunione, celebriamo la nostra fede e la condivisione del nostro cammino.

Tutto questo è in fortissimo calo perché sempre meno cristiani si riconoscono nella comunità e sentono il bisogno di nutrire la propria fede insieme agli altri.

Ma non è sempre così. Quando ci sono eventi speciali, come la celebrazione dei sacramenti, i matrimoni, i funerali o le solennità di Natale e Pasqua, la chiesa torna a riempirsi, e molti di coloro che non partecipano mai la domenica in queste occasioni si riavvicinano. Non mi illudo certo che ci sia una fiammata improvvisa di fede e che dalla domenica successiva ritroverò la chiesa strabordante, ma è un dato che mi fa riflettere.

Nel Vangelo di oggi, che racconta il segno miracoloso dei pani e dei pesci moltiplicati, mi colpisce la folla che cerca Gesù e come lui comprenda la sua fame: fame di essere guidata, di guarigione e di un insegnamento che solo lui sapeva dare. La folla ha fame di Gesù e lo cerca anche nel luogo deserto dove si è ritirato.

Questo mi dice che, nel cuore delle persone, questa fame continua a esistere: ogni tanto riemerge e va accolta, non giudicata. Credo che proprio quelle occasioni in cui la chiesa si riempie di persone, anche se non è domenica, siano un segno di questa fame. Forse le persone non ne sono del tutto consapevoli e pensano di essere lì solo per la cerimonia, ma io so che hanno fame di Dio. Hanno fame di qualcosa di più nutriente per la vita rispetto alle cose materiali o a ciò che viene passato dalla mentalità consumistica come assolutamente necessario, pur non essendolo.

Questo Vangelo invita me, come prete, e anche i pochi cristiani che partecipano attivamente alla comunità a riconoscere questa fame di Dio che c’è in tutti, e a far sì che anche la più piccola occasione, con la piccolezza dei nostri mezzi, sfami davvero quella fame, anche se per poco.

Gli apostoli riconoscono di avere ben poco da offrire, solo “cinque pani e due pesci”, eppure Gesù riesce a farli bastare per tutti, e persino ad avanzarne. Come comunità, come preti e come cristiani non abbiamo molti mezzi e spesso, se guardiamo a quello che siamo e alla nostra fede, ci sembrano davvero poco, come cinque pani e due pesci per sfamare una folla. Ma questo poco, proprio affidandosi a Gesù, può iniziare a bastare.

Proprio in quelle occasioni in cui le chiese si riempiono di più abbiamo l’opportunità di donare il nutrimento del Vangelo. E non solo in chiesa, ma in ogni occasione in cui qualcuno ci rivela la sua fame di ascolto, di consolazione o di andare oltre le cose immediate e superficiali: proprio lì posso donare la mia poca fede, il poco Vangelo che conosco e vivo, richiamando il dono di Gesù.

Tutti hanno fame di Dio: questo mi dice il Vangelo. E anche se lo cercano sempre meno attraverso le vie ordinarie della parrocchia, questo non significa che non dobbiamo fare nulla. Gli apostoli erano tentati di pensare che si potesse fare ben poco con quel poco che avevano, ma Gesù li sorprende e fa vedere che quel poco, se è genuino, si moltiplica.

Evitiamo dunque il deserto arido della sfiducia e del pessimismo: mettiamo a disposizione la nostra fede e nutriamo tutti coloro che hanno fame di Dio, in qualsiasi luogo si trovino.

Giovanni don