L’X-factor per il Giudizio Universale


DOMENICA 20 novembre 2011

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna»
(dal Vangelo di Matteo 25,31-46)

A quanto pare alla fine dei tempi non saremo giudicati in base alle messe partecipate, alle offerte date in Chiesa e alle confessioni sacramentali fatte davanti al prete… E non saremo nemmeno giudicati in base alla razza, alla nazione e nemmeno in base alla religione professata! Sembra proprio che non ci sarà una selezione divina tra sposati e divorziati, tra eterosessuali e omosessuali, tra quelli di destra e quelli di sinistra…
Sembra proprio che le divisioni classiche tra “buoni” e “cattivi” che siamo abituati a fare non corrispondono a quelle che si fanno presso Dio…
Non ho mai seguito in maniera fedele la trasmissione televisiva “X-factor”. So che un gruppo di giudici nel corso delle settimane del programma televisivo, seleziona dei cantanti, arrivando alla fine a coronare uno di loro come vincitore, che secondo la “filosofia” del programma possiede proprio quel “fattore X” che lo rende più bravo degli altri nelle capacità canore.
Secondo la parabola che Gesù racconta il fattore “X” che ci fa “vincere” il Paradiso è la misericordia.
Possiamo essere di qualsiasi religione, cultura, situazione di vita, capacità e lavoro… ma quello che ci rende speciali agli occhi di Dio è la capacità di amare e prenderci cura concretamente del prossimo.
“…tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. E’ questo il fattore “X” dell’uomo che apre le porte del Paradiso non solo alla fine del mondo e della nostra vita, ma già ora.
E’ questa la seconda cosa che vorrei sottolineare e che ogni volta mi apre il cuore: Dio non è così distante nel tempo e nello spazio da non poterlo incontrare adesso. Non devo aspettare la fine del mondo per venire realmente a contatto con il Signore, e nemmeno pensare che solo in particolarissime esperienze mistiche, che sembrano capitare solo a pochissimi fortunati, avvenga questo.
Ogni volta che metto in moto la mia capacità di amare verso chi è senza cibo e vestito, verso chi è solo, straniero, ammalato e privo di libertà, lì realmente tocco Dio.
Non serve nulla allora andare a messa e pregare? Se per incontrare Dio basta fare del bene concreto a che serve diventare cristiani?
Ma la preghiera non è un merito, e la fede cristiana non è un privilegio.
Io ringrazio ogni giorno per la fede che mi è stata data e il Vangelo che mi è stato trasmesso, perché proprio da li ho capito che Dio non è distante. Proprio nell’ascolto di queste parole di Gesù comprendo che la via di Dio non è chiusa a nessuno, perché a nessuno è impossibile amare… concretamente.

Giovanni don

  1. Sole Raggiante
    novembre 18th, 2011 at 16:55 | #1

    C’è sempre qualcuno al quale non abbiamo fatto del bene, nonostante la possibilità di aver fatto del bene invece agli altri. E rimaniamo sempre fregati!
    Difficile non escludere qualcuno, però dovremmo! 🙁

  2. Francesco
    novembre 18th, 2011 at 17:30 | #2

    “Io ringrazio ogni giorno per la fede che mi è stata data e il Vangelo che mi è stato trasmesso, perché proprio da li ho capito che Dio non è distante.”

    Anche io ringrazio tanto, … ma io non faccio vignette in cui do’ corda a quelle voci che vogliono rappresentare la Chiesa (e quindi tutti i suoi insegnamenti) come di pura condanna. (aggiungiamoci, pure crudele ed ingiustificata!)

    Caro Don,
    sicuramente potresti spendere il tempo che usi per fare una vignetta ad esempio per rendere attuale nella tua vita: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato”.

    Un esempio concreto?
    Sostenendo l’attività di un Centro di Aiuto alla Vita che fa tutte queste cose, aiutando le famiglia in difficoltà ad accogliere la vita di un bimbo che il Signore gli ha donato.

    Ma sicuramente già lo fai, ….

    Ora, visto che tu sei bravissimo, perché le cose da fare in un CAV sono tantissime, ed evidentemente ti rimane tempo per fare vignette:

    Non riusciresti ad amare i tuoi parrocchiani, e chi ti segue sul blog, dedicando il tuo tempo a fare vignette che NON attacchino la Chiesa?

    No, perchè sai, … alla fine non vedo molte altre istituzioni umane che si dedichino così tanto agli altri.

    Interessante sarebbe se tu potessi leggere questo bell’articolo su Chiesa ed aiuto concreto ai poveri, nella storia.

    http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-ospedali-monasticila-cura-nasce-dalla-fede-3497.htm

    Magari, molti pregiudizi sulla Chiesa verrebbero meno … se poi, con la tua arte grafica ed hummor, riuscissi anche a diffondere il bene che fa e che propone la Chiesa sarebbe davvero un bel servizio di Amore.

    Attaccare la Chiesa, lo fanno già in tanti, … tu sii diverso!

    Francesco

  3. Dario
    novembre 18th, 2011 at 18:30 | #3

    Secondo me il don è in un profondo stato confusionale!
    Unire l’orientamento sessuale con la politica, la razza e la nazione con la fede professata, matrimonio e divorzio…
    e tutto questo con la premessa di “A messa cosa ci venite a fare?”, “che sto a fare qui con questo cretino davanti che si confessa?”, “che faccio con sto cerchietto in mano e tutti questi idioti che in fila se lo vengono a mangiare”.
    Come dici? Ringrazi di avere la fede?
    CHE TI SI ABBRUCINO LE DITA QUANDO TOCCHI LA SANTISSIMA EUCARISTIA CHE TU STESSO HAI CONSACRATO!!!
    CHE TI SI FERMINO LE CORDE VOCALI DOPO CHE HAI DATO L’ASSOLUZIONE!!!

  4. Sole Raggiante
    novembre 18th, 2011 at 20:13 | #4

    Sono della tua parte, Gioba! E’ troppo pesante quello che hanno scritto!

  5. Nuccia
    novembre 18th, 2011 at 21:18 | #5

    Sono colpita e addolorata per questo attacco insensato e inqualificabile!

    Esprimo al don profonda e sentita solidarietà.

    Esiste nella lingua italiana, nella psicologia, nella filosofia un concetto che si chiama autoironia. Sense of humor!
    Esistono persone intelligenti che sanno trattare le cose serie con levità,
    e le cose lievi con serietà…chi agisce in questo modo può destare sconcerto, incredulità, stupore in un certo genere di persone poco propense a ridere di se stesse, a mettersi in discussione…
    La vera saggezza è in genere impalpabile, leggera, sfiora le cose, i concetti senza appesantirli, ma rispettandone l’essenza “gioca” e “inventa” nuove visioni…

    Ma è mai possibile che debba esistere una sola maniera di vedere le cose?

  6. Nuccia
    novembre 18th, 2011 at 21:47 | #6

    Ogni volta che metto in moto la mia capacità di amare . . . lì tocco veramente Dio!
    Gesù in questa pagina ci dice: Stai attento per chi e per cosa spendi la tua vita! Dio ci affida tutto e tutti…
    Malgrado i nostri limiti e le nostre incapacità, ripone una immensa fiducia in noi!!!
    Quando andiamo in Chiesa, preghiamo, riceviamo un SACRAMENTO, cioè un SEGNO e
    l’invito di Gesù è quello di diventare a nostra volta sacramento, cioè segno
    del Suo Amore!!!
    Amarci come Egli ci ha amato cioè fino al dono di sè.
    Saremo giudicati sulla nostra misura di amore, sul nostro stile di amare…
    il resto… sono chiacchiere… non è Vangelo!

  7. novembre 18th, 2011 at 22:32 | #7

    Cari amici mi rivolgo direttamente a don Giovanni, che non conosco di persona ma di cui apprezzo il commento alle letture domenicali e pure le vignette. Anzi, sono ormai 3 anni che le diffondo in parrocchia (ah si! sono parroco!) e devo dire che soltanto una volta ho avuto un commento negativo. Far sorridere qualcuno è un’opera ardua, è molto più facile far piangere, e questo è un mestiere di molti. Dispiace leggere commenti come quelli che ho visto in questa pagina. Ho l’impressione che certe posizioni di difesa nascondino la paura di perdere qualcosa che si possiede (o si crede di possedere), mentre la vita e la fede sono un dono e come tali vanno custoditi: con le palme aperte. Stringere i pugni per trattenere spesso maschera gesti di violenza. A palme aperte si accolgono tutti. Si accoglie anche ciò che non condividiamo, senza bisogna di lanciare anatemi….Come dici? Ah questi commenti sono di alcuni che si fingono cattoabbestia? Beh spero di si! Comunque ho colto l’occasione soprattutto per dirti grazie don Giovanni e, per quanto virtuale, un caro abbraccio da confratello. Don Francesco Ondedei

    PS: nel febbraio 2009 incontrai un amico di Reggio Emilia, per breve tempo qui in vacanza dal suo servizio missionario in Argentina. Parlando del mondo che trovava qua, ne commentava le molteplici maschere sprechi ed illusioni, specie di un certo mondo cattolico che tende a sfuggire dalle responsabilità rifugiandosi in fumose fughe spirituali che chiamano ‘vivere la propria fede’.
    “Sono andato in chiesa a messa domenica ed era pieno di cattoabbestia!”. ed io: “Chi?”. Lui “hai presente i punkabbestia?” “Si!” “Beh uguale, ma cattolici!”. Risi, mi piacque, feci un po’ di esame di coscienza, tornai al mio mestiere.

  8. lucia
    novembre 19th, 2011 at 10:11 | #8

    Hai detto bene che essere cristiani non è un merito nè un privelegio. Infatti Dio non è così che ha pensato la sua Chiesa, ma che là dove ci sia un gruppo di uomini, ci sia questo pizzico di lievito, quel pizzico di sale e la luce. E essere lievito, luce e sale non mi sembra un privilegio, perche per agire devono sciogliersi, perdersi, morire!! Essere luce non è un priveligio ma è per un servizio!! La Chiesa è Sacramento di salvezza, è Luce delle genti come ha affermato il Concilio. Ma per un servizio: portare questa generazione ad incontrarsi, ATTRAVERSO DI NOI, con Gesù Cristo ed essere salvata. Notate che la parola salvezza vuol dire Felicità!!! E come potrà incontrarsi con Cristo quell’uomo che non và mai in chiesa? Attraverso di te che gli usi misericordia quando ti fa un torto, quando lo aiuti e lo soccorri… perchè in questo riconoscerà l’agire di Cristo!

  9. novembre 19th, 2011 at 10:23 | #9

    Il lundedì ci troviamo in un gruppo di 10 cristiani a pregare il Vangelo della domenica che deve venire, nella speranza di riuscire anche a viverlo e sono arrivato alla stessa riflessione che hai fatto tu, don Giovanni, sul brano di domenica. Mi sono chiesto: chi è Dio? Il Vangelo ha risposto che Dio è amore dio lo vedo e lo incontro nell’amore che ricevo e che dono.
    Certo sarebbe molto più comodo se il paradiso fosse guadagnato con il semplice rispetto di alcune regolette, invece che mettere in gioco tutto il nostro modo di vivere.

  10. ivano
    novembre 19th, 2011 at 14:34 | #10

    caro Don, da persona semplice, quale sono, condivido il commento e leggo una chiara esortazione a fare più fatti concreti che parole o empirica teologia.
    27 anni di cammino mi hanno insegnato che DIO è AMORE e se voglio lo trovo dietro l’angolo ( il mio prossimo).
    La pace a te e a chiunque annuncia il KERIGMA

  11. Stelucky
    novembre 19th, 2011 at 16:07 | #11

    Grazie don, come sempre condivido e appoggio la tua riflessione, e anche il tuo metodo, quello di far sorridere e far riflettere insieme, quello di invitarci a “mettere in crisi” quello di cui siamo sicuri…
    Secondo me hai fatto la stessa cosa che fa questa pagina di Vangelo: hai sottolineato ciò che è davvero importante, ciò che è essenziale… tutto il resto è “accessorio”, è un mezzo, non significa che sia male o sbagliato, ma ha senso solo se finalizzato a questo obiettivo. E l’obiettivo è proprio quello di amare ed accogliere tutti, anche quelli con cui non siamo d’accordo… anche se in certi casi è proprio dura non rispondere a tono!

  12. erre
    novembre 19th, 2011 at 19:49 | #12

    “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
    Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”. Grazie don Giovanni, anche la tua reazione agli insulti è un esempio di applicazione del Vangelo. Preghiamo perchè anche a più alti livelli venga praticato e annunciato nella sua concretezza così che anche i seguaci della gerarchia si conformino alla legge dell’Amore.

  13. Don Antonio
    novembre 19th, 2011 at 22:49 | #13

    “A quanto pare alla fine dei tempi non saremo giudicati in base alle messe partecipate, alle offerte date in Chiesa e alle confessioni sacramentali fatte davanti al prete…”

    Caro don Giovanni,

    Quanto lei scrive nelle righe qui sopra riportage a me un grave errore. Nel vangelo non vi è solo la pagina riguardsnte il giudizio universale.
    Si parla anche dell’eucariatia, che rende presente il perenne sacrificio della croce. Conta tanto poco per lei il sacrifio di Cristo? Pensa di risolvere tutto con le sue opere di carità, senza Cristo, senza l’eucaristia pane di vita, senza la necessità del perdono del Signore nella santa confessione?
    Don Antonio

  14. p. mauro
    novembre 19th, 2011 at 23:25 | #14

    Sai a Roma che si dice?
    “Lasciali chiaccherà! ma che te ‘mporta!?!”

    Di fronte al tanto bene che condividi con le tue riflessioni, certe considerazioni inopportune sono semplicemente (o intelligentemente) da ignorare.
    ciao
    p. mauro

  15. Dele
    novembre 20th, 2011 at 08:45 | #15

    Grazie Gioba anche da parte mia, apprezzo la tua riflessione sul “difficile” vangelo di oggi, apprezzo il tuo moderato ed intelligente intervento con Dario.
    Mi si permettano 2 parole nei confronti di Dario, con il quale ho discusso e condiviso idee con questi post…spero non fosse del tutto presente quando ha scritto quelle follie, che comunque denotano un’ignoranza raccappricciante.
    Ma di questa ignoranza, di certe idee stupide e magiche che frullano per la testa ai più (ai più!!!!), non possiamo colpevolizzare soltanto loro! Vi è una grande responsabilità della chiesa, come dice anche il Vaticano II, perchè si dà a vedere un Dio che non è il Dio di Gesù, ma un Dio risultato di tanta tradizione.. e un pò meno vangelo. Per chiesa intendo naturalmente tutti i “cristiani”, ma in partiolar modo i ministri.

    Sono curioso anche della posizione che prenderà Francesco in questo delicato frangente, mi riferisco al bel post di Dario….sono inoltre convinto che don Gioba, come tutti noi, tengano sempre in considerazione anche il bene che la chiesa tutta ha fatto nei secoli….

  16. Dele
    novembre 20th, 2011 at 09:09 | #16

    @Don Antonio
    ciao don Antonio, mi domando se sia don Gioba o lei a tenere meno in considerazione il sacrificio di Cristo….mi permetto di rispondere io al suo post, un laico: l’amore che spinge una persona al dono di sè, agape tra un uomo e una donna, tra una persona e la società, la decisione di un individuo di convertirsi al vengelo, consapevole che lo Spirito di Gesù dimora in lui, tutte le successive conversioni sincere dopo gli errori….non sono la presenza del risorto in mezzo a noi, veri sacramenti originari, esistenziali, che fondano l’esistenza cristiana di ciascono di noi?
    La necessità è portare gli individui a conoscenza del fatto che quel sacrificio di Cristo è stato fatto, già fatto, una volta per tutte e per tutti!!!! La croce è il giudizioo di Dio sull’umanità, altrimenti che senso avrebbe?
    Secondo lei, Gesù è passato attraverso la passione e la morte per chi, soltanto per quelli che in futuro avrebbero partecipato a un rito? Fosse così non andava bene la situazione che già c’era?
    No, il scrificio di Cristo è per tutti…..certo i cristiani è giusto che celebrino determinati eventi, ma nella comprensione di ciò che fanno, e oggi questa comprensione non c’è, anzi regna l’incomprensione caro don Antonio, o direi addirittura la perversione.

  17. Dele
    novembre 20th, 2011 at 09:11 | #17

    @don Francesco Ondedei
    CIAO, chi sono i punkabbestia?

  18. alba rennola
    novembre 20th, 2011 at 19:13 | #18

    PADRE GIOVANNI BERTI,GRAZIE PER AVERMI FATTO CAPIRE IL COMPORTAMENTO GIUSTO DI NOI CRISTIANI CHE SECONDO IL VANGELO DI OGGI CI RIVELA IL NOSTRO GRANDE MAESTRO GESU’CRISTO.LO AVEVO GIA’ LETTO MOLTISSIME TANTE VOLTE QUESO VANGELO DI SAN MATTEOO PERO’ AVEVO PASSATO PER ALTO APPROFONDIRLO.GRANDISSIMO ERRORE LO RICONOSCO,PERO’ SEMPRE C’E’ TEMPO PER RIPARARE UN ERRORE E IL SIGNORE MI HA DATO QUEST REGALO OGGI FACENDOMI LEGGERE LA SUA OMELIA,PADRE GIOVANNI,GRAZIE ANCORA,DIO LO BENEDICA

  19. Chiara
    novembre 20th, 2011 at 21:18 | #19

    Mariapia Veladiano, su La Repubblica del 14, nel recensire il recente lavoro di Chiara Frugoni sui due grandi santi di Assisi: «È libertà la parola che Chiara Frugoni ci consegna come sigla di questa storia. In una società costretta nella lotta per il potere e per il denaro i fratelli di Francesco e le sorelle di Chiara rifiutavano ogni onore, avevano in odio il potere, supplicavano il pontefice per conservare il “privilegio della povertà”».«Una purezza implacabile arrivava loro dal Vangelo e diventava volontà fermissima di costruire “un modello di comportamento che pacificamente si contrapponesse a quello in auge e che pacificamente lo scardinasse”. Pacificamente, rinunciando anche alla violenza implicita in ogni giudizio, liberi anche dalle sante attese: “E nel Signore amali. E non pretendere che siano cristiani migliori”, scrive Francesco a un ministro suo confratello turbato da chi lo accusava ingiustamente».
    ciao don Giovanni

  20. Chiara
    novembre 20th, 2011 at 21:24 | #20

    ho preso il testo sopra dal settimanale on line Vino nuovo e il testo è stato assemblato da Guido Mocellin… te lo scrivo perchè non vorrei ci fossero problemi di copyright..

  21. Dario
    novembre 21st, 2011 at 08:04 | #21

    Ti ho visto affamato di certezza, assetato di coerenza, straniero nella Chiesa, nudo di fede, malato di motivazioni, carcerato nella secolarizzazione.
    Da due anni seguo questo blog e tra “ragazzi che vengono a forza” tentativi di attrarli con il gelato, e quelle vignette nelle quali ho trovato tutta la tristezza mascherata da umorismo di voler dire qualcosa ma non sapere veramente cosa dire, la messa descritta come l’obbligo regolamentare di una attività terrena, mi ha dato lo slancio fraterno nello scriverti quello che ti ho scritto.
    Tu non mi hai censurato, ti ho addolorato e lo hai voluto far sapere, ma non potevi commentarmi senza farmi leggere.
    Ma lo stesso non hai fatto con Cristo! Nessun intervento alle affermazioni blasfeme contro la Santissima Eucaristia che qui si ripetono continuamente: ti piacciono le affermazioni di chi fa colazione con il cerchietto bianco che distribuisci dopo avergli parlato sopra!!!
    Ed è per questo che mi hai mosso la pietà.
    Ma quale prete! Sei Sacerdote, chi conduce gli altri al sacro, e tu al sacro devi già credere!
    Che i veri “infedeli” non sono quelli che credono in un’altra religione. Sono quelli che non credono nella propria che pur praticano.

    http://www.etimo.it/?term=sacerdote&find=Cerca

    Altrimenti rifatti qualche corso, che al seminario (come tu stesso racconti) se facevi vignette alle lezioni, forse qualcosa ti è sfuggita.

    La messa, come la continui a chiamare tu, si chiama Sacra Liturgia.
    E non ha nessun senso teologico, pastorale, catechetico dire “le messe partecipate”.
    Messa sta per Missione e non per riunione tra amici per sorriderci e scambiarci i saluti e per contarci per sapere se la trovata di domenica scorsa ha funzionato per far aumentare l’audience.

    La continuità che nella vita terrena si interrompe non è il tempo ma la “messa”. La continuità che si interrompe è la Liturgia, che viene interrotta dal tempo.
    Nella vita del Cristiano non è la “messa” a separare due settimane. E’ LA SETTIMANA A SEPARARE DUE LITURGIE.

    “Meglio una vita senza parole che parole senza vita” scrivevano i Santi Padri della Chiesa.
    Ed è per questo che, dopo aver ascoltato la Parola di Dio nel Vangelo di domenica scorsa, ti ho augurato due miracoli.
    Uno in più di quello già successo al tuo confratello Sacerdote di Lanciano.

  22. Francesco
    novembre 21st, 2011 at 09:21 | #22

    Apprezzo l’intervento di Don Antonio.
    Solleva una questione che è stata sepolta dai tanti messaggi di solidarietà per il “povero” Don Gioba.

    Una questione a cui non viene data risposta.

    La domanda è seria:
    “Pensa di risolvere tutto con le sue opere di carità, senza Cristo, senza l’eucaristia pane di vita, senza la necessità del perdono del Signore nella santa confessione?”

    Provo a riproporla:

    Il messaggio di questi nuovi catechisti che mal sopportano la tradizione e tutto il patrimonio di contenuti degli insegmanenti di Gesù proposti dalla Chiesa, riduce il tutto a questo:

    Per avere il paradiso fate opere buone. Andare o meno a messa che non conta.

    Ecco, sia chiaro, non voglio sminuire le opere buone da fare, anzi!

    Ma non è una proposta che punta al minimo!
    Ci si può mai salvare se si punta al solo minimo!
    Chi ha scuola vuole solo il 6– è un buono studente?
    Chi punta al 6– … lo raggiunge o alla fine, la sua poca voglia di studiare non gli fa raggiungere nemmeno questo livello minimo?

    E soprattutto, puntare al solo minimo per salvarsi, infiammerà mai qualche cuore?

    Chiara, giustamente ricorda la Santa Chiara d’Assisi.
    Lei è entrata in clausura!
    Altro che minimo! Il suo era un Amore per Dio totale!
    A queste figure dovremmo ispirarci per compiere a pieno questa pagina del Vangelo.

    Altro che puntare al minimo!
    Altro che attaccare la Chiesa che ha questa proposta di Santità da proporre al mondo!

    Francesco

  23. Francesco
    novembre 21st, 2011 at 09:29 | #23

    @ Dele, il tuo ragionamento è senza logica!
    Conosci la matematica? Le dimostrazioni per assurdo?
    Se si, procedo:
    Supponiamo per ASSURDO che tu abbia ragione.
    Se così fosse, allora basterebbe celebrare la messa una volta soltanto.
    Ogni quanto? Anche ogni mai?
    Secondo il tuo ragionamento si, anche mai.
    Ma sempre secondo il tuo ragionamento allora potrebbe anche non esistere la Chiesa Cattolica.
    A che servirebbe?
    Secondo la tua logica a nulla.

    Si arriva quindi al PARADOSSO, che Gesù è venuto a fondare la sua Chiesa, ma dalla tua ermeneutica la cosa è del tutto inutile!

    Quindi, delle due l’una. O la tua tesi è errata, o ad errare è Gesù.

    Ecco, non so voi, ma tra Dele (e la sua combriccola che si dichiara Cattolica ma attacca la Chiesa di Gesù) io sto con Gesù.

    Ciao
    Francesco

  24. Francesco
    novembre 21st, 2011 at 10:31 | #24

    Chiedo scusa per il mio attacco “matematico” che ridicolizza la posizione di Dele ed a chi la pensa come lui. Inoltre mi è scappato un “combricola” di troppo. Chiedo scusa.

    Chiedo quindi scusa, non volevo offendere nessuno, ma solo cercare di mostrare come la posizione della Chiesa è corretta e ragionevole e come sono fragili le posizioni di chi la attacca.

    Purtroppo dopo mesi e mesi di dimostrazioni, si ritorna sempre sugli stessi punti, e si viene pure tacciati di non essere logici. (uno degli ultimi commenti di Dele verso di me).

    Purtroppo chi difende la ragione e la fede della Chiesa, qui è in minoranza.

    Spero che Don Antonio riesca ad aiutarci a far luce, a meglio comprendere per non lasciarci deviare da false dottrine proposte da falsi teologi che si dichiarano cattolici ma poi non dicono nulla di cattolico, le quali alimentando solo il relativismo che confonde il bene con il male… riuscendo quindi anche nell’opera di rendere vana questa limpida pagina di Vangelo.

    Perché se il dubbio arriva a far credere che il male sia bene, si pensa di fare il bene ed invece si sta compiendo il male.

    Caro Don Antonio, prenditi a cuore queste persone che seguono il blog.
    Don Gioba le attira con le sue vignette, tu aiutale a farne dei buoni cristiani ed a discernere correttamente cosa è bene e cosa è male.
    🙂

    Francesco

  25. Clotilde
    novembre 21st, 2011 at 15:11 | #25

    Dopo aver letto questa valanga di commenti mi azzardo ad esprimere anche una mia riflessione, che all’inizio non riuscivo a mettere per iscritto con chiarezza.

    Il riferimento nella vignetta a “quelli che la Chiesa cattolica condanna” è di certo un po’ spiazzante e ho faticato alquanto a rendermi conto che comprende senza alcun dubbio quelli che io stessa/ognuno di noi condanna verbalmente, per iscritto, con atteggiamenti che tendono ad emarginare e con qualsiasi tipo di giudizio umano.

    In più, qualche considerazione sul commento al Vangelo e su quanto scritto da noi utenti, ma senza la pretesa di dare lezioni a nessuno:

    – un commento a un brano evangelico non può mai essere esauriente, perché il Verbo è parola viva che parla a tutta la nostra vita e in momenti diversi saremo portati a coglierne aspetti diversi. Se no esisterebbe una sola omelia su ogni brano evangelico, e in quasi quarant’anni di cammino non mi pare di aver sentito due volte la stessa;

    – anche nel cercare di imporre il nostro punto di vista su quello altrui finiamo col rimpolpare la schiera di quelli che la chiesa cattolica condanna: non dimentichiamo che ne facciamo parte anche noi!

    In conclusione, il mio non vuole essere un correre in difesa del “povero don Giovanni”, che credo non ne abbia bisogno, ma un grazie, perché a modo suo continua a farci sbattere il naso contro quello che non vorremmo vedere e a mettere un po’ in discussione quello che diamo “comodamente” per scontato.

    Sarò stata chiara? Non lo so proprio, ma alzi la mano chi è sempre riuscito ad evitare di farsi fraintendere!

  26. Dele
    novembre 21st, 2011 at 21:16 | #26

    Io personalmente sono…. un peccatore, non posso che ringraziare Gesù per la misericordia che mi ha donato, e mi sforzo di ringraziarlo nel modo che Lui ha indicato nei vangeli: facendo miei atteggiamenti di perdono ed amore verso il prossimo. Penso siano queste le “opere buone” a cui allude don Gioba.
    Il mio sforzo è anche quello di comprendere, comprendere con intelligenza ciò che Gesù voleva. Comprendere naturalmente con l’intelligenza che ho a disposizione…
    Comunque, durante il corso per catechisti della diocesi di Brescia ho avuto la fortuna di sentirmi confermato in parecchi concetti, tra i quali importante il fatto che Gesù non è il fondatore della chiesa cattolica, ma Gesù è il fondamento su cui la chiesa poggia. Sono stati gli apostoli che annunciando il vangelo fondarono la chiesa, di cui stabilirono progressivamente l’organizzazione. Questo annuncio apostolico è la tradizione, consegna, che prima delle sue varie forme e configurazioni storiche, indica quell’evento fondamentale che è la consegna agli uomini del proprio figlio da parte di Dio Padre.
    Certo è che Gesù non lasciò su ogni cosa un codice di regole precise che sarebbe stato sufficiente seguire alla lettera: quindi nessun ordinamento assoluto, nessun fissismo fondamentalista che gli uomini devono scegliere altrimenti sono dannati, ma una tradizione vivente, che spinge avanti sia nella predicazione ministeriale che con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali, dimora dello spirito, “meditano in cuor loro.”
    Ora, quella che è la proposta di fede della chiesa ministeriale, deve essere accettata liberamente dagli uomini, se è “vera” non vi sarà nessun problema, perché i credenti “naturalmente” vi aderiranno. Ma se, come accade oggi, la proposta di fede viene rifiutata, vuol dire che qualcosa non và bene….ma nella proposta, non per forza negli uomini.
    Mia esperienza è che oggi non è Gesù che è rifiutato, ma la proposta di fede della chiesa ministeriale, un culto impegnativo, estremamente noioso e…imposto. E come se non bastasse, incomprensibile! Incomprensibile perché, come si legge anche in questi post, scade tutto nella magia…..
    La messa… la messa deve essere un momento del tutto gratuito per i credenti…. andare a messa non serve a niente…. non deve servire a niente. E’ il momento per il credente di stare in comunità a celebrare esperienze di fede, momenti dove la gratuità dell’amore, dono di Dio, incontra la gratuità della nostra presenza, semplice amore per Lui, senza avere nessun vantaggio in più oltre a questo scambio di amore, nessun guadagno in più di chi a questi momenti, per svariati motivi, non partecipa, ma che Dio ama nello stesso identico modo.

  27. erre
    novembre 21st, 2011 at 22:23 | #27

    Meno male che il Vangelo, nonostante i tanti particolarismi, rimane sempre lo stesso e le spiegazioni o i punti di vista nulla cambiano o aggiungono al messaggio che Gesù Cristo. Molti fatti, testimonianze e discorsi, a me sembra, che li abbia tenuti nelle sinagoghe del popolo eletto (forse noi cattolici vogliamo eleggerci a popolo eletto?)consapevole di cosa gli sarebbe poi accaduto. Anche prima di istituire l’Eucarestia ha voluto rimarcare ancora un forte gesto di servizio come la lavanda dei piedi per far compredere meglio ciò che avrebbe fatto subito dopo. Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. A messa, io vado per rinnovare in me continuamente questo messaggio sapendo che mai potrò arrivare a dare la mia vita per gli altri. Potrò, se voglio, cercare di mettere almeno in pratica la pagina di Vangelo di questa domenica: avevo fame e mi avete dato da mangiare (pane ecc. ecc. non solo certezze), avevo sete e mi avete dato da bere (acqua ecc. ecc. non solo coerenza)……. Nel commento di don Giovanni (sono andato a rileggerlo più volte) non ho mai capito che abbia voluto dire di non andare a messa o di non accostarci ai sacramenti, anzi, per me ha solamente sottolineato che se partecipo a questi senza lo spirito con cui Gesù li ha istituiti e non cerco di amare qualsiasi persona (popoli e razze anche se non cattolici) rendendomi disponibile anche alle sue necessità, il gruppo a cui gioco forza apparterrò sarà quello della seconda parte della parabola essendomi escluso dall’insieme dell’Amore.

  28. Francesco
    novembre 22nd, 2011 at 10:24 | #28

    Ieri sera, al corso di teologia abbiamo chiuso capendo il grande significato che vi è dietro le parole di Gesù: “Fate questo in memoria di me”.

    Oggi leggo da Dele: “andare a messa non serve a niente…. non deve servire a niente”.

    Direi che ogni commento è superfluo.

    Però non pensiamo che sia tutto una coincidenza … ho letto che la massoneria, che da secoli attacca la chiesa, ora sta portando avanti un nuovo attacco che passa esattamente dal sostegno alla stessa tesi di Dele: “andare a messa non serve a niente”.
    Facile capire il loro obiettivo: incrementare le fila dei cattolici non praticanti.
    Che è poi il primo step per creare nella generazione successiva dei non credenti.
    Ora, forse lui non sa nulla di ciò …
    Certo non è l’unico a pensarla così.

  29. Stelucky
    novembre 22nd, 2011 at 12:52 | #29

    @don Francesco Ondedei
    Più ci penso e più la definizione CATTOABBESTIA mi piace e mi sembra calzante… 🙂
    Il che fa sorridere per l’ironia, ma è anche triste pensare che ci siano persone davvero così integraliste da meritare questa definizione…

  30. Dario
    novembre 23rd, 2011 at 09:19 | #30

    http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20111124.shtml
    Che Gesù strano, questo!
    Vendetta, fil di spada, prigionieri, angoscia, ansia, fragore…

  31. Francesco
    novembre 23rd, 2011 at 09:23 | #31

    Perché si mettono in giro etichette come CATTOABBESTIA?
    Sembra un innocuo soprannome, buffo e spiritoso, auto-ironico … e chi non è d’accordo è il solito oscurantista privo di cervello e di senso dell’umorismo.
    Ma in realtà è portatore di un messaggio ben preciso, che va in una certa direzione molto ben precisa.
    Il “bello” è che questo avviene a prescindere dalle intenzioni di chi la sta diffondendo, sicuramente in buona fede.

    Se ne parla poco ma … qualcosa sta venendo fuori.
    http://www.parrocchie.it/correggio/ascensione/Massoneria_e_chiesa.htm

    Riporto le principali, sperando che possano servire per prende coscienza di ciò che si sta facendo sostenendo e diffondendo certe posizioni (non e quindi anti-cattoliche).

    Piano massonico del 1995
    Traduzione della rivista spagnola Roca viva, Febbraio 1997, José Abascal, Madrid

    A – Tramite una lotta costante e metodica per far scomparire la Chiesa cattolica, noi abbiamo ottenuto dei sostanziali progressi, conformemente agli scopi prefissi:

    1. Rottura dell’unica fede. Molti dubitano già dei dogmi fondamentali: presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, divinità e resurrezione di Gesù, Verginità di Maria, esistenza dell’Inferno, degli Angeli e dei demoni, ecc.

    2. Stato di scisma e di apostasia, ancora latente ma già reale.

    3. Contestazione del Papa e della sua dottrina.

    4. Controllo delle edizioni e delle pubblicazioni cattoliche.

    5. Ingresso della Massoneria nell’insegnamento religioso, specialmente nelle Facoltà Ecclesiastiche e nei Seminari.

    6. Gli infiltrati nei Seminari e nelle Congregazioni religiose hanno ottenuto posti influenti e lavorano con efficacia.

    7. Vescovi, preti e catechisti, ma anche diverse Congregazioni religiose maschili e femminili lavorano con noi, forse senza saperlo, ma in modo efficace.

    8. Emarginazione e disprezzo dei preti e dei religiosi fedeli alla dottrina tradizionale.

    9. Abbandono della Confessione, tramite la promozione dell’assoluzione comunitaria.

    10. Perdita della preghiera nelle sue forme distinte: preghiera personale, Rosario, Via Crucis, processioni, suppliche, ecc.

    11. Disprezzo per la devozione verso l’Eucaristia.

    B – Molto efficaci si sono rivelate le “misure” che abbiamo proposto:

    1. Cambiare la struttura della Messa, attenuandone l’aspetto verticale ed accentuandone quello orizzontale.

    2. Introdurre la “libertà liturgica”, togliendo paramenti, cambiando o eliminando cerimonie, volgarizzando e svuotando di senso i riti.

    3. Ricevere la Comunione in piedi e nella mano, togliendo così importanza all’Ostia.

    4. Eliminare la genuflessione ed ogni forma di riverenza.

    5. Alterare il senso del peccato.

    6. Promuovere l’immoralità, concependola come “libertà” e “progresso”: liberazione sessuale, preservativi, contraccettivi, omosessualità, promozione della pornografia in televisione e in videocassette, film, sex-shop, riviste, ma soprattutto in televisione.

    7. Approvazione dell’aborto: finalmente anche la cattolica Irlanda l’ha approvato!

    8. Eliminare la formazione morale e religiosa dei giovani.

    9. Corrompere la gioventù, diffondere la droga, il sesso, i divertimenti immorali, le bestemmie, la violenza ecc.

    10. Controllare i mezzi di comunicazione sociale, soprattutto la televisione.

    C – Dobbiamo continuare a progredire nei punti delle indicazioni riportate qui sopra. Noi siamo già in grado di di occupare i vertici del potere nella Chiesa. Allora si diffonderà apertamente, grazie all’autorità, l’ultima fase della nostra tattica:

    1. Farla finita con la dimensione trascendente ed ogni forma di preghiera.

    2. Distruggere e svuotare totalmente il contenuto dei dogmi.

    3. Sostituire il teocentrismo con l’antropocentrismo.

    4. Relativizzare la morale: non vi devono essere principi né riferimenti oggettivi, ed ancor meno imposizioni venute dall’alto. Tutto dev’essere soggettivo.

    5. Liberalizzazione delle pratiche sessuali, contraccezione, omosessualità…

    6. Sacerdozio alle donne.

    7. Ecc. ecc.

    E finalmente – è questa la nostra grande aspirazione – l’eliminazione della messa. Ovviamente non potremo eliminarla da un giorno all’altro: molti non l’accetterebbero. Occorre sopprimere l’aspetto”sacrificale” e la ridurre ad una dimensione di “cena fraterna”. In questo modo non vi sarà più alcun valore sacramentale, e la messa sarà trasformata in una semplice riunione, vuota d’ogni contenuto.

    Ecco la nostra grande aspirazione, poiché distruggendo la messa cattolica noi distruggeremo la Chiesa dall’interno, senza persecuzione sanguinaria e grazie alla capitolazione dei cattolici stessi.

  32. Francesco
    novembre 23rd, 2011 at 09:31 | #32

    Probabilmente Dele, Daniele e Stelucky, non sono iscritti a nessuna loggia, … e sarebbe anche inutile chiederglielo.

    Però io rivedo nelle loro posizioni, molte posizioni portate avanti da chi vuole dissolvere la Chiesa.
    Ora visto che è difficile che sia tutta farina del loro sacco, il dubbio ricade quindi sui loro maestri.

    Come distinguere i falsi maestri?
    San Pio X ci aiuta in questo. Quelli falsi sono quelli che non seguono il Magistero della Chiesa.

    Lasciamoci quindi guidare dalla Chiesa!

    Francesco

  33. Francesco
    novembre 23rd, 2011 at 10:46 | #33

    Chiudo con un messaggio di speranza:

    Dio guida la storia tramite la Provvidenza – sia pure attraverso percorsi misteriosi, che spesso sfuggono alla comprensione umana – e che anche il Diavolo non agisce nel mondo in modo casuale, ma coordina le molteplici manifestazioni della tentazione attraverso una sorta di antiprovvidenza. E la sua opera non interessa solamente i singoli in quanto singoli, ma anche gruppi umani, e – in questo caso – non obbligatoriamente piccoli.
    Il cristiano fedele al Magistero evita ogni dualismo, e ricorda che Provvidenza e antiprovvidenza non sono sullo stesso piano: poiché il potere di Dio è illimitato e quello del Diavolo è limitato, l’esito finale dello scontro è già scritto, il che non impedirà a tale lotta di assumere, prima di questo esito, un carattere doloroso e cruento.

  34. Daniele
    novembre 23rd, 2011 at 14:08 | #34

    Oggi anch’io sono in vena di logica!
    Che siamo salvati per le opere verso i bisognosi e non per le Sacrissime Liturgie l’ha detto Gesù che era Messia. Tu don Gioba non sei Messia, perciò è logico che non puoi dire cose da Messia.
    Inoltre tu (e anche noi) non possiamo ripetere le parole di Gesù perché siamo stati creati uomini. Per ripetere dovremmo essere nati pappagalli.
    Inoltre tu (e anche noi) non possiamo sottometterci in tutto al volere di qualsivoglia Magistero, perché siamo stati creati uomini liberi e non scimmie.

    Che poi i pappagalli e le scimmie siano stati creati un giorno prima degli uomini dimostra che questi sono più importanti e più graditi agli occhi di Dio rispetto agli uomini. E’ per questo che i fondamentalisti della Chiesa Cattolica si adoperano per far evolvere gli uomini in pappagalli e scimmie, a lode e gloria di Dio e a suo maggior gradimento!

  35. laura antico
    novembre 23rd, 2011 at 17:54 | #35

    Salve a tutti!
    Ho letto tutti i commenti e alcuni ricordano il film di Sordi “Il moralista”.
    Io non ho nulla da insegnare, nulla da moralizzare ma qualunque cosa possiate dire (giusto o non giusto, buono o cattivo) si ha l’opportunità di ripensare a Cristo. Lui non ha usato solo la parola, a volte limitante; per cui in questo mondo che ci trascina a ritmi frenetici,che ci centrifuga in un’enorme vortice di situazioni… fermatevi tutti un po’…e… sorridete…Gesù è AMORE!!! L’amore non porta rabbia, livore o giudizio. Dio sì che è un ironico
    ci ha dato il libero arbitrio per farci più simili a LUI e guarda noi che uso ne facciamo! Sorridete è una bella medicina all’asprezza che serbate nei cuori parlando di Lui. Mai visto Santi o Beati (davvero vicini a Lui) con l’espressione corrucciata. Io li vedo sorridere. Sorridete. Forse Lo troveremo lì in un tenero, pacifico, semplice, ottimistico, sano sorriso. laura

  36. Francesco
    novembre 24th, 2011 at 09:20 | #36

    @Laura, concordo con te quando dici “ripensiamo a Gesù” o con il concetto” guarda noi che uso ne facciamo!”

    Mi trovi meno d’accordo con:
    “Mai visto Santi o Beati (davvero vicini a Lui) con l’espressione corrucciata. Io li vedo sorridere”.

    Laura, davvero hai avuto la fortuna di vedere dei Santi?
    O parli delle immagini, dei santini, che li ritraggono?

    Ma leggendo la loro biografia, le cose non stanno esattamente come descrivi… Prendiamo un Padre Pio, che è tanto amato e venerato.

    Pensi che sarebbe stato tanto sorridente, quando scacciava le persone che si andavano a confessare da lui ma non erano veramente pentite?

    Pensi che “il dominio di se” (un frutto dello spirito) sia il self control, avere sempre l’aria sorridente, o usare il proprio corpo, le proprie emozioni per Amare l’altro? Anche a costo di sembrare cattivo! Perché non sei importante tu, o quello che pensano di te. L’importante è Amare il proprio fratello.

    Padre Pio come avrebbe amato meglio quei peccatori? Sorridendogli o facendogli capire che era una cosa grave quella che loro prendevano sottogamba e che dovevano convertirsi.

    Ecco che alla fine concordo con te.
    Prendiamo ad esempio dai Santi!
    I santi veri, non l’immagine stereotipata che ci siamo fatti di loro!

    Francesco

    PS.
    Lo stesso vale per Gesù, … ma per far ciò occorre prendere tutto il Vangelo e non una parte, … ed è su questo che ci stiamo confrontando da mesi su questo blog.

    PS.
    Purtroppo chi lo vuole prendere tutto e sul serio, viene definito CATTOABBESTIA.
    Da punkabestia, quelle persone un po disadattate che le vedi su una panchina con solo un amico fedele, il loro cane.

    Anche i cattolici che stanno in chiesa possono avere dei problemi seri da portare davanti al Signore, dei lutti, delle solitudini, delle povertà, delle mancanze, e sono li sulle panche della chiesa con una solo Amico Fedele.

    Ora mi chiedo non è sacrilegio dire che quel loro “amico fedele” è una bestia?
    Eppure questa battuta ha fatto, non dico, ridere molti, ma sicuramente è PIACIUTA a molti.
    Ovvero il gusto di certe persone si compiace quando viene deriso e preso in giro non solo il cristiano ma anche il suo Dio.

    Altro che comprendere la differenza tra vino buono e non.
    Occorre anche curare il gusto per il vino buono per saperlo riconoscere. Per saper discernere il vino buono di Gesù.
    E questa cura è compito di tutti noi. Ma in particolare dei nostri pastori.

    Se poi sono i primi ad aver perso il gusto … beh spero che siano una minoranza come altri preti che generano però molto scandalo nella Chiesa.

  37. Francesco
    novembre 24th, 2011 at 11:43 | #37

    Altro che essere pappagalli o moralisti!

    Monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, non ha usato giri di parole per dire che ormai le omelie domenicali sono ridotte a «una poltiglia melensa», quasi una «pietanza immangiabile» o, comunque, ben «poco nutriente».

    http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-lomelia–davvero-finita-3669.htm

    Io ho conosciuto di persona Don Fabio Rosini.
    Ogni estate 5000 giovani da tutt’Italia accorrono ai suoi ritiri per infirmassi dell’Amore verso Gesù.

    5000 sono tanti … quando era partito erano in 10.

  38. Dario
    novembre 25th, 2011 at 13:44 | #38

    UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI, 25.11.2011

    DISCORSO DEL SANTO PADRE
    “Infatti, una mentalità che è andata diffondendosi nel nostro tempo, rinunciando a ogni riferimento al trascendente, si è dimostrata incapace di comprendere e preservare l’umano. La diffusione di questa mentalità ha generato la crisi che viviamo oggi, che è crisi di significato e di valori, prima che crisi economica e sociale. L’uomo che cerca di esistere soltanto positivisticamente, nel calcolabile e nel misurabile, alla fine rimane soffocato. In questo quadro, la questione di Dio è, in un certo senso, «la questione delle questioni». Essa ci riporta alle domande di fondo dell’uomo, alle aspirazioni di verità, di felicità e di libertà insite nel suo cuore, che cercano una realizzazione. L’uomo che risveglia in sé la domanda su Dio si apre alla speranza, ad una speranza affidabile, per cui vale la pena di affrontare la fatica del cammino nel presente (cfr Spe salvi, 1).”

    “Cari amici, se è vero che «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona» (Deus caritas est, 1), la domanda su Dio è risvegliata dall’incontro con chi ha il dono della fede, con chi ha un rapporto vitale con il Signore.”

    “Come osserva la Christifideles laici, è questa la vostra specifica vocazione: nella missione della Chiesa «…un posto particolare compete ai fedeli laici, in ragione della loro “indole secolare”, che li impegna, con modalità proprie e insostituibili, nell’animazione cristiana dell’ordine temporale»”

    “Ma la sfida di una mentalità chiusa al trascendente obbliga anche gli stessi cristiani a tornare in modo più deciso alla centralità di Dio. A volte ci si è adoperati perché la presenza dei cristiani nel sociale, nella politica o nell’economia risultasse più incisiva, e forse non ci si è altrettanto preoccupati della solidità della loro fede, quasi fosse un dato acquisito una volta per tutte.”

    Sarò pure un pappagallo! Ma se sono il pappagallo del Pappagallo di Cristo, che m’importa: ognuno si sceglie, nella piena libertà, di chi essere pappagallo.

  39. Annalisa
    novembre 26th, 2011 at 14:43 | #39

    Seguo questo blog da anni, ma negli ultimi mesi alcuni interenti mi lasciano perplessa, perché spesso le persone fanno “conversazioni” private e più o meno reciprocamente tolleranti.
    Detto questo, non posso non pensare ai due comandamenti dell’amore; per me, cristiana di serie Z, sono indivisibili.
    So che sto vedendo la pagliuzza nell’occhio dell’altro, ma guardandomi intorno vedo tanti fratelli che privilegiano solo uno dei due.
    Che senso ha ritrovarsi in chiesa per la messa anche quotidiana e dimenticarsi della solidarietà o sentirsi la coscienza a posto per aver fatto un’elemosina che è ben lontana dall’obolo della vedova? Che senso ha fare volontariato -tanto per fare un esempio nemmeno tanto calzante- se non lo si fa con amore e per amore?
    Scusate la confusione di queste mie righe.
    Buona domenica a tutti
    Annalisa

  40. Annalisa
    novembre 26th, 2011 at 15:12 | #40

    Vorrei aggiungere una breve nota al mio intervento precedente, sempre che d. Giovanni lo ritenga da pubblicarsi.
    Trovo i contenuti degli interventi (di cui parlo sopra) spesso troppo difficili per chi come me non mastica molto di teologia. Perché non semplificarli?
    Grazie

  41. Dario
    novembre 27th, 2011 at 10:37 | #41

    @Annalisa
    Amore a Dio, Amore all’uomo.
    Amore per Dio, Amore per l’uomo.
    Forse qui c’è qualche spunto: basta arrivare alla fine.

    http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est_it.html

  42. Cosima
    novembre 29th, 2011 at 09:06 | #42

    Vorrei rispoendere ad Annalisa, con un’altra domanda.Che senso ha essere coordinatore dei catechisti,arrivare in Chiesa per preparare la celebrazione e non salutare le persone che vi sono presenti? Addirittura mandando qualqunaltro a dire di spostarsi,se per errore hanno occupato il posto dei bambini?

  43. Francesco
    novembre 30th, 2011 at 09:41 | #43

    @Cosima, il tuo sembra un caso molto particolare e che hai ben presente a chi ti riferisci.
    Mi permetto di dirti due cose, … spero che le prenderai per il verso giusto:
    Attenzione a non giudicare:
    Nella tua domanda di senso scorgo un giudizio (sulla persona) di incoerenza.

    Essere “coordinatore dei catechisti” non vuol dire che si è migliori degli altri, ma è un servizio che si fa, così come preparare la celebrazione e far si che i bimbi possano sedersi vicini.
    Che poi quella persona non lo faccia al meglio o ci vorrebbe anche dell’altro come ad esempio maggior tatto … tutto è perfettibile, ma si inserisce in un percorso di crescita umana e spirituale che noi tutti dobbiamo compiere e che possiamo fare, o offrire anche con la correzione fraterna.
    Non trovi?

    Questo lo dico come principio generale, poi non conosco a chi ti riferisci e quindi qui mi fermo.

    Francesco

  44. Daniele
    novembre 30th, 2011 at 10:59 | #44

    @Cosima
    Quello che dici lo trovo interessante e anche legato alla vignetta di Gioba. Perché, mentre Gesù salva e non condanna, la chiesa salva ma a volte condanna? Perché poi mooolte persone che frequentano assiduamente ambienti sacri e riti poi mostrano molta incoerenza?
    A mio avviso perché il senso del sacro svincolato da ciò che è umano genera disastri. Gesù, Figlio di Dio, viveva a contatto con le persone e sapeva dare risposte ai bisogni della gente nell’ottica di una vita piena, ma non di una vita “altra”.
    Noi invece spesso, nella logica perversa del “Sacro” e del “Tempio”, facciamo in modo che il sacro stia su un piano diverso rispetto a quello della vita umana. E questo apre la strada all’evasione, al distacco, alla freddezza, all’insensibilità.
    Nella vita faccio fatica ad essere buono, a perdonare, ad avere rapporti autentici? Allora mi rifugio nel sacro per non intaccare la mia autostima.
    Non riesco a farmi perdonare dal fratello perché non voglio riparare ai torti fatti e sono troppo orgoglioso per chiedere scusa? Allora vado a confessarmi e, nella sfera del “sacro”, mi metto a posto con la coscienza.
    Voglio mantere il mio prestigio e la mia posizione di potere? Allora affermo che è Dio stesso che si rende presente nel mondo attraverso una gerarchia di persone e attraverso delle Leggi immutabili. Poi, in nome della Legge, mi troverò costretto a “sacrificare” qualche poveraccio condannandolo? Pazienza…

    Ecco allora che siamo ancora fermi a “l’uomo è fatto per il Sabato” e non, come ha ricordato Gesù, “il Sabato è fatto per l’uomo”.
    Il povero Gesù si è sforzato non poco per far capire che il comportamento viene prima di tutto e che le eventuali espressioni sacre non possono essere svincolate da esso. Ma evidentemente con molte persone neanche Gesù c’è riuscito… Ricchi e farisei neppure Gesù è riuscito a convertirli alla Vita…

  45. Francesco
    novembre 30th, 2011 at 17:05 | #45

    Con l’udienza del 30 novembre Benedetto XVI ha ripreso la sua «scuola della preghiera». Dopo avere concluso la sua rassegna di esempi di preghiera nell’Antico Testamento, il Papa inizia «a guardare a Gesù, alla sua preghiera, che attraversa tutta la sua vita, come un canale segreto che irriga l’esistenza, le relazioni, i gesti e che lo guida, con progressiva fermezza, al dono totale di sé, secondo il progetto di amore di Dio Padre».
    Gesù infatti «è il maestro anche delle nostre preghiere, anzi Egli è il sostegno attivo e fraterno di ogni nostro rivolgerci al Padre».

  46. Francesco
    dicembre 1st, 2011 at 08:35 | #46

    Conclusosi il mese di novembre, dedicato alla preghiera per i fedeli defunti, vorrei condividere un tesoro della spiritualità e della mistica cattolica. Si tratta del Trattato del Purgatorio della mistica santa Caterina Fieschi Adorno, nobildonna genovese, vissuta a cavallo tra il XV ed il XVI secolo.

    Il suo confessore, che ne ha compilato una biografia, ci dice che Santa Caterina aveva mostrato propensione alla vita spirituale fin dalla giovane età, pensando ad un certo punto di entrare in convento. La famiglia Fieschi, tuttavia, ne combinò il matrimonio con un rampollo di un’altra famiglia prominente nella società cittadina, gli Adorno. La giovane si sottomette di buona volontà alla ragion politica familiare, ma il matrimonio è tutt’altro che un successo, tanta è la differenza tra l’indole sua e quella del marito. Fa di necessità virtù, ma l’anelito spirituale resta accantonato. Finché un giorno, durante una confessione a cui era stata esortata dalla sorella monaca, le viene concessa un’esperienza spirituale particolare, che conferisce un nuovo slancio alla sua vita. Inizia un periodo di esperienze mistiche che l’accompagneranno, in crescendo, fino al giorno della morte. Il marito si lascerà in seguito coinvolgere dallo zelo dalla moglie, e la precederà nella vita eterna.

    Santa Caterina si occupò con grande energia degli ammalati, fino a diventare la “Rettora” del grande ospedale genovese Pammatone. Lasciò una traccia indelebile nella storia della città di Genova per le sue qualità organizzative ed il grande spirito di sacrificio, occupandosi personalmente degli ammalati, specialmente i più repellenti. Ma il suo servizio agli ammalati altro non era che l’espressione esteriore e concreta della sua intensa vita spirituale. E qui arriviamo al punto che vorrei condividere. Infatti l’esperienza mistica di Santa Caterina si può sintetizzare (lo fece lei stessa, stando alle testimonianze) come l’esperienza del Purgatorio già in questa vita, nel suo corpo mortale.

    http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-ma-che-fine-ha-fattoil-purgatorio-3772.htm

  47. Chiara
    dicembre 1st, 2011 at 17:52 | #47

    Bellissima riflessione, grazie don! Voglio spezzare anche una lancia a favore della tua vignetta: troppo spesso la Chiesa condanna delle persone o delle categorie di persone in base non a ciò che dice Cristo nel Vangelo, bensì richiamandosi all’Antico Testamento..Non dico che esso non sia più valido, ma se ci si tende ad affidare ai precetti dettati dai maestri della legge ebraici, quegli stessi maestri che Gesù criticava e confutava, dove finisce il messaggio di amore, carità e misericordia del Signore?!? A quelli che insultano il don per la sua simpatica ironia(che dovrebbe invitarci tutti a fare un bell’esame di coscienza!), vorrei ricordare le parole del Vangelo: “Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.”(Luca 6,37) E ricordate che dicendo ciò Gesù stravolge il modo di agire dell’epoca! E non contento dirà anche: “In verità, in verità, io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi l’ha mandato.”(Giovanni 13,16) Perché mai dunque c’è chi nella Chiesa si arroga il diritto, esclusivo di Dio!, di giudicare i suoi fratelli, decidendo chi è giusto e chi no? Ecco, io credo che chi si comporta così pecchi di superbia, ma non sono nessuno io per poter giudicare. Io credo solo che se, secondo il mio giudizio, un mio fratello o sorella non stia seguendo la strada indicata dal Signore Gesù, devo avvisarlo, dirgli “fa’ attenzione!”, ma non è giusto che io lo giudichi o lo condanni. Io pecco quanto lui, come posso ergermi a giudice? Sia lodato il Signore, per le prove di umiltà e pazienza a cui ci sottopone ogni giorno, per ricordarci quanto siamo fragili e sciocchi!

  48. Stefano
    dicembre 5th, 2011 at 09:01 | #48

    Caruccia la vignetta; intuisco gia’ i nomi della lista della chiesa. Diversa è quella di gesu’. Diversa ancora sara’ quella di Dio. E ancora diversa quella della legge cosmica che regola la vita’; molto piu’ semplice e allo stesso tempo complessa. Purtroppo quest’ultima non ha un volto o una coscienza ( è una legge ! ); come quella di gravita’, pensate che una legge possa buttare giu una lista? Che forse l’attrazione gravitazionale possa risparmiare un individuo che indossa i colori liturgici?

    Giovanni sempre molto belle le tue vignette, è un linguaggio moderno.. una chiave diversa per comunicare. Ironica.

  49. Francesco
    dicembre 5th, 2011 at 14:00 | #49

    Chiara, converrai con me è se da una parte Gesù è stato molto misericordioso con i peccatori che si convertivano, non è mai stato tenero con il peccato.
    Il suo era un parlare preciso e così ci inviata ad essere nel definire cosa sia giusto e cosa no. (“il vostro parlare sia SI SI, NO NO”.)
    Sta a Lui definire CHI sia giusto e chi no.
    Ma sta a noi, seguendo i sui insegnamenti a fare il bene ed a non fare il male.
    Per fare ciò, occorre definire queste due categorie.
    Oggi, il relativismo (o soggettivismo) lascia che ognuno interpreti a suo modo cosa sia giusto e cosa no. Con il risultato che quindi ogni gesto risulta giusto o l’etico se chi lo fa pensa che sia giusto farlo.

    Concretamente:
    Nella vignetta si fa intende che sia la Chiesa che giudica lei direttamente le persone.
    Falsità che va di gran moda oggi, e purtroppo anche molti cattolici, immersi in questa cultura anti cattolica, cominciano a pensare che sia così.

    Ebbene, contesto al DON che le sue vignette potrebbero invece spigare quest’aspetto controverso:
    La Chiesa NON giudica le persone.
    La Chiesa indica cosa sia giusto e lecito da cosa non lo sia.

    C’è differenza no?

  50. paolo conte
    ottobre 30th, 2018 at 10:52 | #50

    La vignetta è una vignetta e come tale vuole anche denunciare il fatto che a noi viene facilissimo condannare all’inferno quelli che scelgono vie divergenti rispetto alla nostra.
    Tante volte siamo anche costretti a dire NO, COSI’ NON SI FA. Non possiamo dire che tutto va bene, uno che spaccia droga davanti alle scuole elementari, non può essere gratificato di un sorriso buonista, altrimenti quante altre Desirée dovremo piangere per questo lassismo. Ma dovremmo essere pronti (ma quanto è difficile), riaccogliere per conto del Padre i secondi figli, quelli “prodighi”, che ritornano? MA QUANTO E’ DIFFICILE

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