Nell’era del GPS, basta un clic per “ricevere la posizione” e non perdersi. Anche nel Vangelo, alla domanda di Tommaso sulla via da seguire, Gesù risponde inviandoci la sua posizione: Lui stesso è la strada. Non una meta lontana, ma una presenza viva che ci guida tra le fatiche e gli incontri della storia quotidiana.
(DOMENICA 3 maggio 2026 – V di Pasqua)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
(dal Vangelo di Giovanni 14,1-12)
“Mandami la posizione…” è un’espressione comunissima oggi, usata quando abbiamo bisogno di indicazioni precise per raggiungere qualcuno che ci aspetta. Avendo tutti uno smartphone con mappe e GPS, non servono quasi più gli indirizzi o quelle complicate spiegazioni stradali (“vai dritto, alla seconda a sinistra, dopo l’edificio rosso gira ancora…”) che finiscono per farci perdere. Con un semplice clic, che si sia a piedi o in auto, arriviamo dritti alla meta.
Non rimpiango i tempi delle cartine geografiche o del “TuttoCittà”: era facilissimo sbagliare e trasformare un tragitto di un quarto d’ora in un’ora di vagabondaggio disperato. Forse la comodità del navigatore ci rende più pigri, ma ci permette di arrivare prima e dedicare il nostro tempo allo scopo del viaggio.
Nella pagina di Vangelo che ascoltiamo, siamo all’interno dei lunghi discorsi dell’Ultima Cena. È il cosiddetto “discorso di addio”, una sorta di Testamento in cui Gesù consegna ai discepoli gli insegnamenti definitivi. Ascoltiamo queste parole perché quel testamento riguarda noi: siamo lì, insieme ai suoi discepoli.
Gesù parla al nostro oggi quando indica il luogo verso cui è diretto: “Non sia turbato il vostro cuore… vado a prepararvi un posto”. Non sta parlando solo dell’aldilà o del Paradiso, ma dell’”aldiquà”, di dove ci troviamo noi ora. Con la sua morte e risurrezione, Gesù entra definitivamente nella storia umana, in ogni tempo e luogo, compreso il nostro. Egli diventa il Vivente, il “sempre presente”. Il cuore del Vangelo è proprio questo: Gesù è il “Dio con noi”, ora e sempre. Il cammino di fede consiste nel ritrovarlo dentro la storia del mondo e dentro la nostra storia personale.
La domanda di Tommaso, “Come possiamo conoscere la via?”, è la domanda di ogni credente: “Dio, dove sei? Come possiamo trovarti? Qual è la strada per arrivare a te?”. Non cerchiamo solo la via per il Paradiso, ma quella che più ci interessa oggi: la strada per incontrare Dio dentro la vita e trovare il nostro posto nel mondo.
Perdersi mentre si cerca di raggiungere qualcuno è un’esperienza disorientante; quando accade, le proviamo tutte per ritrovare la rotta nel minor tempo possibile. Lo stesso vale per l’incontro con Dio. Qual è la strada migliore per sperimentare la sua presenza, sentirci in pace e non più smarriti?
“Io sono la via”, risponde Gesù, unendo a questa immagine i concetti di Verità e Vita. Egli mette insieme il percorso da seguire (la via), il modo di percorrerlo (la verità) e la meta finale (la vita). Gesù è la strada vera che dona vita ai nostri giorni, e non si trova in un futuro lontano, ma lungo i sentieri che percorriamo quotidianamente.
Possiamo trovarlo negli incontri, nelle situazioni che viviamo, persino nelle fatiche, nei limiti e nei vicoli stretti dei nostri errori. Lì c’è la via.
Come riconoscere la strada giusta? Le indicazioni sono ovunque: le parole del Vangelo e della preghiera, la condivisione nella comunità cristiana, i gesti di bene e di pace che fioriscono nella storia, anche al di fuori della Chiesa.
Al contrario, l’egoismo, la violenza, il giudizio e l’arroganza che creano divisione non sono indicazioni attendibili: non sono la via di Gesù.
Quando chiedo a Gesù di indicarmi la strada del bene e della felicità, è come se gli dicessi: “Mandami la posizione”. Questa posizione non appare sullo schermo del telefono, ma nella realtà: un passo del Vangelo, il consiglio di un amico, un evento che mi scuote, o una povertà che mi spinge a essere più generoso. Tutto questo diventa il segnale per seguire l’unica via giusta: Gesù.
Mandaci sempre la tua posizione, Gesù,
e fa’ che non ci perdiamo attirati dalle scorciatoie dell’egoismo.
Mandaci la tua posizione per trovarci nella tua presenza,
affinché la strada della vita vera non diventi troppo faticosa.
Mandaci la tua posizione nel cuore,
ricordandoci che questa via non si percorre mai da soli, ma sempre insieme.
