Cosa succede se interroghiamo l’Intelligenza Artificiale su come dovrebbe essere Dio per unire tutta l’umanità? Nella solennità della Trinità, partendo dal dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo, scopriamo che la risposta tecnologica somiglia molto al Vangelo: un Dio non lontano, ma presente nel bene e nelle relazioni umane.
(DOMENICA 31 maggio 2026 – Santissima Trinità)
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
(dal Vangelo di Giovanni 3,16-18)
Per questa solennità della Trinità, la Chiesa ci ripropone un pezzo di un dialogo molto importante raccontato nel Vangelo di Giovanni, quello tra Gesù e un fariseo di nome Nicodemo. Questo dialogo sul tema di Dio, dell’identità di Gesù e del significato della sua missione si svolge di notte. Non è una scelta casuale, ma sembra descrivere il “buio” che sta dentro quest’uomo e che ha bisogno di un’illuminazione particolare da parte del Maestro di Galilea. È l’ora di una maggiore intimità, che forse rende Nicodemo più disponibile a togliersi i pregiudizi e le rigidità del suo gruppo di appartenenza. Gesù non ha mai problemi a parlare di cose nuove e a mettere in discussione le certezze religiose del suo tempo, apertamente, anche a rischio della vita, ma è Nicodemo ad avere bisogno di prudenza e di un tempo tranquillo.
Nelle parole ascoltate, Gesù va al cuore dell’identità di Dio, dicendo che non è un Dio che condanna ma che salva, e lo fa sempre. E il modo con il quale salva l’umanità intera, e non solo un singolo popolo di eletti, è proprio il dono del Figlio, la storia umana stessa di Gesù di Nazareth. Se questa salvezza è donata a tutti, a tutti è richiesto semplicemente di crederci, ma non con un atto mentale di adesione logica, bensì con i fatti e con la vita. Questo ci dice la storia di Gesù, tutto ciò che è umanamente buono, cioè che si trasforma in parole e gesti di accoglienza e amore, tutto questo è credere in Gesù e quindi aprirsi a una vita salvata già fin da ora.
Oggi la Chiesa ci ricorda che Dio è Uno e Trino, un solo Dio in tre Persone (Padre, Figlio e Spirito Santo). Sembra un concetto difficile da comprendere, e soprattutto da accostare al fatto che noi crediamo in un solo Dio, mentre qui ce ne sono tre. Non è tutto troppo complicato? Eppure i cristiani nei secoli, attraverso lunghissime e spesso drammatiche discussioni che hanno coinvolto generazioni, hanno raggiunto questa consapevolezza, Dio, nell’insegnamento di Gesù, è Uno e Trino, Trinità di Persone in un solo Dio.
Davanti a questa concezione, che sembra davvero più buia che luminosa, ho provato anch’io a entrare in dialogo, ma con l’Intelligenza Artificiale. Mi ha stimolato in questo la lettura dell’ultima enciclica di Papa Leone, “Magnifica Humanitas”, che mette al centro la questione dell’IA come nuova rivoluzione del progresso umano dopo quella dell’industria e della globalizzazione.
E così ho provato a porre una semplicissima domanda, come un moderno Nicodemo che si rivolge al nuovo maestro che conosce tutto, l’Intelligenza Artificiale, chiedendo come dovrebbe essere Dio se volessi fondare una nuova religione che unisce tutta l’umanità, supera le guerre religiose e convince tutti.
La risposta mi ha fatto molto riflettere. Mi è stata proposta una religione che mette al centro non Dio, ma l’essere umano con le sue capacità, i suoi desideri e le sue aspirazioni. Ne viene fuori una religione “umanistica” che non ha bisogno di pensare all’aldilà, perché è in questa vita che noi possiamo vivere ed essere felici. La religione umanistica che secondo l’IA può riunire tutti gli uomini è quella che ha come fine il vivere in armonia, con una fiducia estrema nelle capacità umane del progresso. Si fonda su un’idea di comunità dove tutti possono partecipare al bene comune nella pace, dove non ci sono regole che vengono da fuori, perché le abbiamo già scritte dentro. Non si parla di paradiso o inferno, ma di fare il bene perché il bene ci porta alla felicità qui e ora, per ciascuno e per tutti.
Quindi niente Trinità, niente Padre, Figlio e Spirito Santo? Niente peccato e punizione se si trasgredisce e si offende Dio? Niente Paradiso come premio da cercare di raggiungere se obbediamo a tutti i precetti?
Posso dire che la religione proposta dall’IA non mi dispiace affatto, e penso che in fondo abbia qualcosa di profondamente cristiano. Molto prima dell’invenzione di computer e algoritmi, Gesù ha fatto la stessa cosa, riscrivendo in modo definitivo il modo di pensare Dio, il mondo, le relazioni e il cammino di salvezza. Secondo il messaggio del Vangelo, Dio ha davvero scelto di entrare fino in fondo nella realtà umana attraverso la storia di Gesù, mostrando che fin da ora ogni gesto, pensiero e parola orientati al bene hanno a che fare con il “Bene assoluto” che è Dio. Dio, pur rimanendo Altro da noi, prima e oltre la Storia, non va cercato fuori dal mondo, ma va cercato dentro l’esperienza umana. Lo Spirito di Dio non è qualcosa che sta nell’ipersazio, ma è dentro il cuore umano, dentro la storia del mondo e la storia di ogni singolo uomo e donna.
Forse l’IA ha in parte ragione, anche se poi non è lei a decidere per me. Se, pur avendo davanti a me la proposta di una umanità magnifica, che è quella di Gesù, scelgo di fare cose disumane, di usare parole d’odio, gesti di egoismo e violenza, allora succede proprio come dice Gesù a Nicodemo, non mi salvo. E non è colpa di Dio, ma solo mia.
Il dialogo su Dio con l’IA è stato stimolante, ma alla fine mi piace ritornare al dialogo con le pagine del Vangelo, che a modo loro mi parlano di Dio, di me e del mondo, e mi insegnano a salvare la mia vita e a renderla bella e ricca. E le pagine del Vangelo poi mi spingono a ricercare Dio, Uno e Trino, dentro le relazioni con le persone che incontro, che sono la spiegazione più bella e chiara che posso avere su tutte le mie domande di fede.
Giovanni don
