L’Eucaristia non è un simbolo materiale di ricchezza, ma il dono umile e potente di Dio. Come un ostensorio prezioso custodisce un semplice pezzo di pane, così la nostra vita accoglie Gesù vivo. Nutrirci di Lui significa far entrare il Suo amore nella quotidianità, trasformando ogni gesto in vita eterna e vera.
(DOMENICA 7 giugno 2026 – CORPUS DOMINI)
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
(dal Vangelo di Giovanni 6,51-58)
Qualche giorno fa, nella sacrestia di una chiesa parrocchiale, poco prima della Messa ha attirato la mia attenzione un’enorme custodia sagomata di legno, alta circa un metro e appoggiata su un tavolo. Dalla forma ho intuito cosa potesse contenere: una volta aperta, custodiva un grande ostensorio d’argento con dettagli in oro, ricco di figure e fitte decorazioni. L’ostensorio è quell’oggetto liturgico che al centro di una raggera ha una teca, con una finestrina rotonda di vetro, dove si colloca l’ostia grande per l’esposizione e la preghiera durante le adorazioni eucaristiche. Di solito sono più piccoli, ma quelli grandi, come quello che ho visto, servivano e servono ancora per i momenti di adorazione più solenni. In certe sacrestie e nei musei ne ho visti di ancora più imponenti, destinati alla preghiera comunitaria con molta gente.
La grandezza e la preziosità dell’ostensorio, che a volte raggiunge i vertici dell’arte orafa, del cesello e della scultura, servono a sottolineare l’importanza dell’Eucaristia che vi è contenuta. Eppure, a livello pratico e concreto, quel sottile pezzo di pane in fondo non ha alcun valore commerciale: è solo un velo di farina e acqua che non basterebbe nemmeno a sfamare un bambino. Chi volesse davvero arricchirsi non ricaverebbe nulla dalla vendita di quel pane, ma guadagnerebbe moltissimo dall’ostensorio che lo contiene.
Oggi la Chiesa celebra la centralità dell’Eucaristia, il Corpo e Sangue del Signore. Gesù sceglie un pezzo di pane e un sorso di vino per raccontare tutta la sua vita, per riassumere le sue parole e i suoi gesti in un segno semplice. È un segno infinitamente povero e piccolo, ma allo stesso tempo infinitamente potente, capace di racchiudere tutto Dio. «Prendete, mangiate e bevete, questo sono io». La Chiesa, fin dalle origini, ha custodito questo segno e lo ripete ogni volta che si raduna in preghiera, specialmente la domenica.
Nel Vangelo di Giovanni non troviamo il racconto preciso delle parole sul pane e sul calice come negli altri tre Vangeli, ma è nel sesto capitolo che l’evangelista ci svela il senso profondo dell’Eucaristia. Nel lungo discorso sul «pane di vita», il Maestro spiega alla folla che il pane capace di saziare la vita e donarle l’eternità è lui stesso, con la sua esistenza, le sue parole e i suoi gesti. Non si tratta di un cibo miracoloso come la manna, data nel deserto al popolo in fuga dall’Egitto. Quello era un dono di Dio, ma pur sempre un alimento materiale che saziava soltanto lo stomaco. Gesù, invece, offre se stesso come cibo spirituale da accogliere fino in fondo, il nutrimento principale del discepolo. Proprio come il cibo materiale si integra con le cellule del corpo e dona forza vitale, così Gesù si unisce alla nostra vita, rendendo eterno, pieno e realizzato ogni istante della nostra esistenza. Questa è la vita eterna: unirsi profondamente a Cristo, accogliendo le sue parole, i suoi gesti e la sua stessa vita come nutrimento.
L’Eucaristia, quel pane e quel vino che per la fede diventano la presenza viva di Gesù, è il segno che questa unione profonda con il Signore non si ottiene solo con la forza della nostra volontà, ma è un dono che scende dall’alto. Per questo l’Eucaristia è così preziosa: è una necessità di cui non possiamo fare a meno, né possiamo negarla a chi la chiede con fede. Quel piccolo e poverissimo pezzo di pane, insieme a quel sorso di vino, sono Gesù vivo e presente. Agli occhi fisici non appaiono come nulla di speciale e, materialmente, persino l’ostensorio più povero o il calice più semplice valgono di più. Eppure quel pane e quel vino, l’Eucaristia, sono infinitamente più necessari e preziosi.
«Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Non è una magia, ma un dono che rende la Messa infinita, capace di continuare nella vita quotidiana, oltre il rito e fuori dalle mura della chiesa. Nella Messa domenicale siamo tutti invitati a nutrirci fino in fondo di Gesù attraverso il pane eucaristico. Così potremo sperimentare che questa comunione profonda si dilata nella comunione dei cuori e della vita tra fratelli e sorelle, estendendosi al mondo intero. È Gesù vivo che, dentro e attraverso di noi, continua a camminare, parlare e compiere gesti d’amore.
Giovanni don
